LA MIA TEORIA SU MONTE SIRAI
Osserva il movimento del sole in questo piccolo filmato >Filmato< In piena rivoluzione post–glaciale, l’agricoltura diventò basilare per la sopravvivenza e i neoagricoltori ebbero bisogno di indicazioni certe per individuare quando effettuare l’aratura e quando la seminagione, perché non poteva bastare la constatazione della differenza di temperatura tra stagione e stagione e la relativa osservazione che con il caldo era ormai inutile seminare. Gli antichi furono spinti dalla necessità di un riferimento maggiormente preciso. Questo riferimento altro non poteva essere che il sorgere del sole, soprattutto dopo l’aver constatato che ciascuna alba nascente spuntava (allora come adesso) ogni mattina in una posizione diversa rispetto l’orizzonte. Quegli archeo–agricoltori scoprirono anche l’esistenza di due cicli distinti: quello in cui il sole sorge ogni mattina spostato un po’ a destra rispetto alla mattina precedente (in coincidenza con le giornate sempre più corte); e il ciclo in cui nasce un pochino più a sinistra, come nel caso di questo periodo con le giornate che aumentano a vista d’occhio. Naturalmente quella brava gente non sapeva che il sole sta fermo e che è la terra che gli gira intorno, ma era a conoscenza che quando il sole smetteva di fare capolino più a destra (per iniziare il ciclo di ritorno) bisognava smettere di seminare i cereali. Tutte le civiltà esistenti diecimila anni fa, in ogni zona del mondo, individuarono i luoghi ideali per osservare l’alzar del sole onde distinguere, con gli spostamenti delle albe, l’inizio e la fine delle stagioni e delle fasi agricole, con i conseguenti riti agrari. Anche in questa zona, un Popolo antichissimo localizzò la posizione ideale per questo genere di osservazione.
La scelta di quel Popolo, primitivo, ma attento osservatore dei moti celesti, indicò una collina isolata, posta tra le montagne e il mare (Monte Sirai) e su di essa vi mandò l’élite dei suoi sacerdoti che, scrutando ogni mattino l’ampio orizzonte disegnato dai crinali dei monti (verso quella parte che noi chiamiamo “Est”), individuò il ciclo delle lavorazioni agrarie sulla base delle diverse posizioni del sorgere del sole. In questi giorni, ad esempio, l’astro che ci dona la vita, se osservato da Monte Sirai nel momento del suo sorgere, spunta sul crinale di Monte San Michele a sud della vetta. Qualche settimana fa, il 22 dicembre, sorgeva, sempre sullo stesso crinale ma ancora più a sud. Le giornate cominciano ad allungarsi in coincidenza con il nuovo percorso a senso inverso in direzione del gruppo montuoso alle spalle dell’ospedale di Carbonia, che verrà raggiunto la mattina del prossimo 21 giugno; per ritornare poi, nei sei mesi successivi, verso la zona dove sorge adesso. Con questi riferimenti, gli uomini antichi interpretavano le stagioni e si regolavano di conseguenza. Il calendario di tutta la gente del paleolitico sparsa per il mondo, era la posizione di dove sorge il sole, vista (o scrutata) da un luogo che, gestito dai sacerdoti, unici possessori della certezza del sapere, era punto certo di riferimento. Conseguentemente, il luogo di osservazione era considerato sacro perchésacra era l’interpretazione del tempo. Per questa parte di mondo, che chiamiamo Sulcis Iglesiente, la posizione sacra dell’interpretazione del tempo era Monte Sirai. Su di esso troviamo i ruderi di un passato molto recente, in paragone al vortice di anni che ci separa dalle epoche in cui fu eletto a dimora dei sacerdoti del sole e dei monaci del solstizio.Mentre noi, osservando le vetuste costruzioni di Monte Sirai (che oggi sono egregiamente custodite, amate e ben presentate all’attenzione dei visitatori), crediamo di ammirare, in generale, ciò che rimane del passaggio degli antichi, in realtà vi constatiamo solo l’ultima parte della preistoria e l’inizio del periodo storico. Di Monte Sirai, tramite il lavoro immenso ed encomiabile degli scienziati, abbiamo le prove di stanziamenti avvenuti nell’età nuragica, poi nel periodo fenicio e in quello della dominazione punica. Tali periodi coprono un arco di tempo dal 1800–1600 avanti Cristo fino al 238 a.C. (termine del periodo punico e avvento di quello romano). L’era del presunto osservatorio solare di Monte Sirai (presunto, in quanto trattasi di intuizioni che tengono conto del modo di vivere di quelle Genti ma che non sono suffragate da prove scientificamente certe) appartiene a età precedenti quelle pre–nuragiche e nuragiche, ovvero al periodo della rivoluzione postglaciale che ebbe inizio 8.000 anni prima di Cristo. Può darsi che la tradizione di leggere il calendario solare a Monte Sirai sia rimasta anche nei tempi successivi (vedi, ad esempio, la direzione a cui è rivolto il tempio dell’acropoli), magari evolvendosi al punto di trasformare il monte in una sorta di cittadella sacrale ove il pellegrino potesse farsi leggere il futuro dalla Pitzia, l’indovina sacra, e si facesse benedire dall’astro nascente, nelle albe senza nubi. Il primo raggio di sole, là sopra, che saetta negli occhi balzando dal crinale montuoso, mentre il vento onnipresente sferza il volto, ha veramente qualcosa di potente e di ipnotico. In un battibaleno la luce dipinge il pianoro e il gioco delle ombre si anima, nitidissimo, dilatando gli spazi reali e quelli dell’immaginazione, sublimandone le sensazioni. Mi viene da immaginare le loro funzioni, le loro liturgie in cui tutto era permeato di sacro al sorgere dell’astro; le cadenze dei loro strumenti e dei cori, mentre lo sguardo che rimaneva momentaneamente accecato dal bagliore di fuoco nell’attimo estatico dell’apparizione, trovava sollievo tuffandosi dove l’argenteo azzurrino del mare, non ancora ammantato di luce, disegna i contorni dell’arcipelago. Sì, certamente importantissimo tempio del sole fu Monte Sirai, prima che prendesse consistenza la civiltà nuragica, anche essa imperniata sul sole e sul culto della conoscenza dei suoi percorsi annuali. L’attuale sapienza contadina ha mantenuto intatto l’ancestrale rispetto per la osservanza dei ritmi delle stagioni, scanditi dal movimento del sole, anche se non più condizionati, per lavorare nelle campagne, dall’uso degli animali. Ma fino a pochi anni fa, quando si arava la terra coi vomeri trainati dai buoi, tutti sapevano che, improrogabilmente, i lavori di aratura e di semina dei cereali dovevano terminare tra il 15 e il 23 dicembre che coincide con il solstizio d’inverno e il tempo di Natale. Fino a non molto tempo fa, diciamo fino al 1965, il silenzio delle campagne, tra le due e le tre di ogni notte, era interrotto dal suono delle buccine e dei corni che rimbalzavano di colle in colle: thuuuuuu thuuu thuuuuu. Erano i contadini che si svegliavano l’un l’altro soffiando nel corno di bue, oppure nella grande conchiglia, anch’essa chiamata “corno”. L’aiuto reciproco era doveroso perché chi non dava da mangiare ai ruminanti, a quell’ora, non poteva utilizzarli più tardi per i lavori nei campi. Per cui i suoni si ripetevano intervallati, rincorrendosi nelle pianure e sui monti, finché tutti i contadini del vicinato non avessero dato segno di aver sentito. Penso e suppongo che quell’abitudine, ora scomparsa, provenisse dalla notte dei tempi. Penso e immagino che anche da Monte Sirai i monaci preistorici, soffiando a ripetizione nei corni, avvertissero le genti delle campagne che la posizione del sole indicava essere prossimo l’inizio del cambiamento di stagione. Ricorrendo col pensiero alle molte mattine che per tanti anni mi hanno colto là di sopra per fotografare le albe, do spazio alle mie fantasticherie e non posso fare a meno di sognare ciò che avveniva lassù, nei giorni del solstizio, in quelle antichissime epoche. Uno, sette, ventuno, trentacinque, monaci che, accompagnati dai gatti sacri, uscivano dal monastero per suonare all’unisono i corni e avvisare del solstizio tutto il circondario; e i contadini più vicini, dai loro campi, trasmetterlo agli altri con lo stesso sistema. Mi vengono in mente i monasteri tibetani dove vivono gli uomini santi di quelle contrade. E, non a caso; perché, pensando al Monte Sirai, di diecimila anni fa, mi è facile l’accostamento con i luoghi di preghiera e di meditazione e, pertanto, mi è naturale immaginare sul Monte Sirai il Monastero dei Monaci del Sole.
Caterno Cesare Bettini.
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