LA VOCE DELLO STUPORE
Lo studio delle popolazioni che sono vissute nella Sardegna del Sud Ovest, nel corso del lungo periodo intercorrente tra i diecimila e i duemila anni a.C. è condizionato da alcuni enigmi.
I tre principali enigmi da risolvere sono:
-
Come si spiega che le radici linguistiche di molti toponimi (nomi di monti, vallate, sorgenti, ecc.), del Sud Ovest sardo, pare siano di origine sumerico-accadica? Forse perché il territorio è stato interessato da scambi commerciali e culturali con le genti provenienti dalla Mesopotamia, subito dopo l'ultima glaciazione?
-
Se i popoli che, per consuetudine, erigevano dei menhir erano di origine Nord-europea, come mai nel Sud Ovest sardo ci sono i menhir (pietre fitte)? Forse perché anche tali popoli migrarono verso il Mediterraneo, provenendo dal Nord-Est e, quindi, in direzione opposta a quella delle genti mesopotamiche? E' assurdo ipotizzare che in questa zona della Sardegna si siano incontrati, in epoche immediatamente post-glaciali, popoli provenienti dalle attuali Francia e Inghilterra con altri popoli provenienti dalle attuali Siria e Iraq?
-
Che cosa è stato realmente, per l'antichità, il pianoro sommitale di Monte Sirai? Può essere che sia stato un luogo da dove gli antichi potevano dedurre il cambiamento delle stagioni per decidere i momenti della semina e della mietitura, osservando il diverso sorgere del sole sui crinali dei monti che dominano a Est l'orizzonte di Monte Sirai? Se questo è vero si potrebbe avvalorare l'ipotesi che Monte Sirai sia stato, già nel paleolitico, un luogo sacro, anzi, il monte sacro per eccellenza. Gli affascinanti quesiti paleolitici riguardanti Monte Sirai sono risolvibili approfondendo il ruolo che ha avuto il periodo terminale dell'ultima glaciazione sull'evolversi dei sistemi di vita (e degli usi religiosi) propri delle genti di 10.000 anni fa. L'enigma dei toponimi testimonianti la frequentazione di genti mesopotamiche così come l'enigma riguardante i popoli nordici (che portarono la consuetudine di erigere menhir) sono spiegabili ragionando su quanto avvenne nel Mediterraneo all'inizio dell'era post-glaciale. La Sardegna del Sud Ovest offre una straordinaria possibilità di riflessione e di studio sia sulle ipotesi che riguardano le migrazioni dopo l'ultima glaciazione, sia sulle religioni primitive della gente che visse in quell'epoca e in quelle successive.
L'Ultima Glaciazione e l'Era post-glaciale
L'ultima glaciazione ebbe il suo culmine 18000 anni fa e terminò nell'8000 a.C. ma già 13.500 anni fa l'Atlantico nord-orientale aveva cominciato a liberarsi dai ghiacci dando l'avvio al rialzamento dei mari (dai 70 ai 100 metri). L'aumento del riscaldamento non fu costante perché tra gli 11.500 e 10.200 anni fa ci fu una fase fredda determinata dalla riavanzata dei ghiacciai nella Groenlandia orientale, in Scandinavia e in Gran Bretagna. Durante l'ultima glaciazione il clima era rigido, secco e ventoso. A seguito della diminuzione del livello del mare, causa le enormi superfici ghiacciate, il mare Adriatico non esisteva, l'Alaska era collegata alla Siberia, l'Inghilterra era unita al Continente, la Nuova Guinea e la Tasmania erano un tutt'uno con l'Australia. Le nuove condizioni climatiche, oltre il rialzamento del livello dei mari, provocarono l'avanzata della foresta temperata 8000 anni fa, avanzata che conquistò quasi completamente le isole britanniche 5000 anni fa.

Gli studi sui processi naturali di mutamento riscontrano che nel Mediterraneo meridionale e in Mesopotamia le fluttuazioni delle precipitazioni influirono sul clima più delle temperature. Cereali e legumi selvatici cominciarono a proliferare in Mesopotamia circa 11.000 anni fa. I nuovi popoli arrivarono in Sardegna e nell'intero bacino mediterraneo, durante la cosiddetta rivoluzione post-glaciale, in un periodo di transizione che potrebbe collocarsi tra gli 11.000 e 9000 anni fa. E' ipotizzabile che nel sud ovest della Sardegna ci sia stato il duplice passaggio di popoli cacciatori venuti dal sud-est e popoli raccoglitori venuti dal nord-ovest alla fine dell'ultima glaciazione.
E' realistico supporre che i nomadi post-glaciali trovassero in Sardegna un popolo autoctono, e stanziale, un "Ancient people" che qui era vissuto anche durante le ultime fasi dell'ultima glaciazione e che fu testimone, 13.500 anni fa, del primo rialzarsi del livello del mare per causa dello sciogliersi dei ghiacci. (di questo popolo autoctono, appartenente al Paleolitico superiore si conosce pochissimo, ad eccezione di testimonianze trovate nella Grotta Corbeddu di Oliena databili, 13.000 anni fa).La riflessione più importante, considerando dette migrazioni post-glaciali, pone dei dubbi su quelle ipotesi che hanno ispirato diversi studiosi a formulare tesi su nuove civiltà provenienti dalle isole del mare Egeo e mai dal Nord-Ovest europeo. Daltronde, tali teorie pare si rafforzino se si considera il principale mistero del Sud-Ovest sardo: quello dei tantissimi toponimi la cui radice linguistica porta diritto, diritto, ai Sumeri, il popolo mesopotamico a cui si attribuiscono peculiari capacità organizzative nel campo dell'agricoltura e dell'urbanistica preistorica e che ha avuto un ruolo importante anche nell'evoluzione della scrittura. Il perché della radice sumerica é un doppio mistero se si considerano i tanti menhir di cui tutta la Sardegna è gremita e così abbondanti anche nel SUD OVEST SARDO (Sant'Antioco, Villaperuccio, Guspini, Goni, considerando la sola Provincia di Cagliari). E' un doppio mistero perché è risaputo che il menhir appartiene ad una cultura enormemente diffusa nel nord-Europa, assai meno in quella mesopotamica. Perché, quindi, i menhir? Qual'é il popolo che li ha eretti? E qual'è il perché dei tanti toponimi, cioè nomi di montagne, sorgenti, località la cui radice è sumerica? Sulla base di un più approfondito esame degli effetti finali dell'ultima glaciazione, persistente fino al X° millennio a.C., considerando lo scioglimento dei ghiacci, l'innalzamento dei livelli dei mari e dell'umidità; nonché lo studio dei pollini preistorici, si può presumere che il fenomeno delle migrazioni sia stato vastissimo, coinvolgente e bidirezionale.
E' affascinante presumere che da Sud Est e dall'Africa settentrionale siano provenute, tra l'XI° e il IX° millennio, le migrazioni dei popoli cacciatori che seguitavano ad allevare renne; e che dal Nord-Ovest siano arrivate le migrazioni di popoli raccoglitori in concomitanza con l'espandersi delle graminacee (espansione sempre più utilizzabile, man mano che ci si allontanava dalle zone ancora interessate alla glaciazione). Tutto questo è pensabile possa essere avvenuto assai prima che fiorisse la civiltà sumerica. Gli studi degli archeologi sardi hanno accertato, fino ad ora, solo spostamenti migratori unidirezionali provenienti da zone vicine alla Grecia meridionale come l'Anatolia e le Isole Cicladi. Effettivamente, in Sardegna, nel corso di scavi archeologici, sono state trovate statuette in stile cicladico richiamanti il mito della Dea Madre (molto belle per la loro inconfondibile sintesi estetica) e qualche ziggurat, di cui la più famosa è quella di Monte D'Accoddi nel Sassarese. 
Le ziggurat sono state le tipiche torri a terrazze su cui sorgevano i templi mesopotamici in un'era che ci riconduce alla cultura post-sumerica mesopotamica, tipica del 4° e 3° millennio a.C. Per inciso occorre dire che, non solo le ziggurat sarde ma anche i reperti cicladici ci aprono una ferita nella nostra conoscenza, poiché non da molto si ha la certezza che le navi cicladiche incrociavano i mari già nel 12° millennio a.C. I famosi rilievi di una delle domus de janas a Montessu di Villaperuccio richiamano sempre di più la sagoma delle navi cicladiche più che le corna del dio Toro a cui, tradizionalmente, si attribuisce la dedicazione della tomba. Recentemente è stata pubblicata l'ultima teoria sulla mitica Atlantide ed è stata divulgata la scoperta di ritrovamenti archeologici nei fondali del Mar Nero. Detta teoria su Atlantide (formulata da Vittorio Castellani ordinario di Fisica stellare all'università di Pisa) individua nelle isole britanniche la leggendaria sede e lo sciogliersi dei ghiacci la causa della sua scomparsa. La conseguente migrazione degli "Atlantidi" dovrebbe essere stato il motivo della diffusione in Europa e nel Mediterraneo del
megalitismo (menhir, circoli di menhir chiamati cromlech, dolmen eretti 2000 anni prima delle piramidi egizie, ecc.).I ritrovamenti del Mar Nero, effettuati dal ricercatore-esploratore Robert Ballard, che nel 1985 individuò il relitto del transatlantico Titanic, stanno portando alla conclusione che le antiche narrazioni dei Sumeri e il più recente racconto biblico del "Diluvio universale" non erano che interpretazioni fantasiose di un cataclisma, diverso, ma realmente esistito. Trattasi della catastrofe che cambiò il corso della vita, tra le genti della zona (corrispondente alle attuali Russia meridionale, Penisola Balcanica e Turchia settentrionale),allorché dal bacino del Mediterraneo, colmatosi per effetto dello scioglimento dei ghiacci, trascinò una massa spaventosa d'acqua salata che, seguitando per circa cento anni, colmò tutto quell'insieme di vallate che ora formano il bacino del Mar Nero sui cui fondi i ricercatori stanno trovando i resti di fabbricati eretti 7500 anni a.C..
I Sumeri, popolo non semitico
I Sumeri sono stati gli eredi di un popolo che inventò il sistema agricolo mesopotamico, in cui già nel VII° millennio a.C. (come attestano gli scavi di Tepe Yarim - Maghzaliyah) erano ricorrenti attività collettive quali: il coltivare l'orzo e le leguminose; l'allevare pecore, capre, bovini e suini; il costruire case circolari con mura di pietre. Nel VI° millennio a.C. i proto-sumerici impararono pure a fondere il rame e il piombo dando il via all'età del rame e nello stesso millennio diedero inizio a quei sistemi d'irrigazione che fecero, della Mesopotamia centrale, il granaio del mondo. La civiltà di Sumer è stata una delle più longeve in quanto è durata 4000 anni ed é stata la prima ad organizzare l'esportazione dei propri prodotti in cambio del reperimento delle materie prime necessarie, quali, principalmente, i metalli. Lo splendore del periodo sumerico si rileva principalmente negli scavi della città di Uruk già attiva prima del 3500 a.C.; tale città, al suo apice, raggiunse, nel 3000 a.C. un'estensione di 400 ettari. Sumer si estendeva tra la Siria orientale e l'Iraq settentrionale. La sua principale economia era basata sull'agricoltura intensiva, ottenuta regolando, con un ciclopico sistema di canali irrigui, le acque del Tigri e dell'Eufrate. Si suppone che esistesse un sistema sociale governato da una lega di Città Stato. Era un insieme di comunità basate sulla parentela e ciascuna di esse teneva sotto controllo corporativo aree agricole immense. La loro monarchia eleggeva re guerrieri. E' logico dedurre che, durante il periodo sumerico (7° - 4° millennio a.C.), quasi ovunque si parlasse anche la loro lingua così come si fa oggi con l'inglese. I Sumeri hanno inventato il sistema sessagesimale di numerazione, sistema che vige tuttora nel mondo occidentale per la misura degli angoli e del tempo. Nelle campagne del SUD OVEST SARDO alcuni esponenti della generazione che sta per scomparire, conoscono il tipo di numerazione con il sei e non con il dieci (sistema decimale). Le motivazioni che portarono all'estensione della sfera d'influenza della civiltà sumerica durata dal VII° al IV° millennio (e proseguita in forme diverse con le dinastie fino al II° millennio a.C.) sono assai complesse e la loro decifrazione non dipende solo dalla capacità di percezione da parte dell'archeologia, ma di tutte le scienze ad essa collegate. E' ipotizzabile che i Sardi barattassero con i Sumeri qualche migliaio di anni prima che con i Fenici. Il Sud Ovest della Sardegna disponeva di tutto quello che occorreva ai sumeri, soprattutto minerali metallici, capacità fusorie dei metalli, pietre dure d'ornamento. Certamente non ci fu solo scambio materiale ma anche culturale e le due marinerie svolsero traffici immensi. Questa potrebbe essere la spiegazione dell'etimo di origine sumerica relativo ai nomi di monti, sorgenti e piccoli agglomerati abitativi (per es. Tracasi di Tratalias), assai numerosi nel Sud Ovest della Sardegna, ma frequenti anche nel Sarcidano, nella Trexenta e nella Marmilla. Ancora oggi, nelle campagne, chi accudisce il bestiame parla agli animali in una lingua incomprensibile che potrebbe essere quella sumerica. Ma se le ricerche nel Mar Nero si dimostrassero fondate potrebbe nascere un nuovo dilemma. Si potrebbe, infatti, arrivare a ipotizzare che gli etimi sumerici, in Sardegna, altri non sono che relitti linguistici lasciati per effetto di una massiccia emigrazione di popoli mesopotamici giunti in Sardegna per effetto del riempimento del bacino che ora è invaso dal Mar Nero (causa l'antico scioglimento dei ghiacci). Pertanto, in Sardegna, potrebbero essere giunti i Sumeri per effetto del leggendario Diluvio Universale.
Caterno Cesare Bettini Carbonia, settembre 2000
STUDI SULLA LINGUA SARDO-SUMERICA
|
|
Compiuti da: Prof. Raffaele Sardella, Don Eligio Saliu e Augusto Mocci
BURRUMBALA, in sardo (S), significa comportamento confusionario; deriva dal sumerico (Su) Bur+Bala = residuo di taglio, cosa di poco conto.
KARRAXIU (sardo) = disordine Karrasu (sumerico) = disordine KUKKURU (sardo) = monte Kur+Kuk+Ru (sumerico) = altura-monte KOKKOI (sardo) = pane
KUKKU (sumerico) = pane KORONGIU AKKA (sardo) = nome di uno spettacolare rilievo roccioso nelle campagne di Villamassargia dove nidificano i gheppi KURUNNU+AKU (sumerico) = la roccia del dio Luna LAUNEDDA (sardo) = antichissimo strumento musicale a fiato LABUN+ED (sumerico)= la grande vescica si gonfia UNA XEDD' 'E GENTI (sardo) = molte persone KESDA (sumerico) = molte persone SOLINAS (sardo) = è un cognome molto comune SUL+I+NA (sumerico) = colui che appartiene al dio Sole
|
|