LA VOCE DEL DISSENSO

Per chi è digiuno di preistoria sarda, ma affascinato dal retaggio di civiltà che questa terra esprime, occorre una sintetica precisazione circa le diatribe esistenti tra gli esponenti della scienza ufficiale e noi, semplici appassionati di antiche vicende mediterranee. Gli scienziati affermano che il periodo della civiltà nuragica ebbe inizio nel 1600 a.C. ed ebbe termine nel 900 a.C. Quasi tutti gli scienziati asseriscono che i nuraghi siano costruzioni erette quali manifestazioni del potere materiale dei capi-tribù, quindi anche luoghi di difesa sul tipo dei castelli barbarici. Pochissimi scienziati hanno, fino ad oggi, sposato le tesi di una moltitudine di appassionati di preistoria sarda; tesi che, invece, definiscono i nuraghi quali luoghi di culto e manifestazione di sapere, spesso luoghi di arte divinatoria e taumaturgica, quasi sempre templi ove era (ed è), possibile definire i giorni dei solstizi e degli equinozi oppure le notti del primo plenilunio dopo un equinozio o dopo un solstizio.

Gli appassionati di preistoria sarda (io compreso) azzardano date diverse in riferimento alla cultura nuragica, retrodatabile, secondo noi, diverse centinaia d'anni, unitamente a tutte le culture precedenti; tenendo presente che il sistema di datazione reperti, col radiocarbonio, usato fino a non molto tempo fa, può essere considerato superato se si considera l'analisi della termoluminescenza. I su accennati appassionati di Culture mediterranee arcaiche asseriscono anche (ed io con loro) che i popoli nuragici furono grandi navigatori e, spesso, invincibili pirati; contrariamente agli scienziati che non disponendo di prove concrete sono costretti a esprimere un parere quasi totalmente negativo in materia. Inoltre, noi, che consideriamo la Sardegna quale culla della Civiltà Mediterranea, dissentiamo totalmente quando gli scienziati tendono a dimostrare che i Fenici (900-535 a.C. ) siano venuti nell'Isola per civilizzarla. L'Isola, cioè la Sardegna, secondo noi, civilizzava già da tempo il Mediterraneo tramite i commerci della sua marineria; e tali commerci diffondevano i principali prodotti della Sardegna tra i quali il bisso, la porpora, oggetti ottenuti dalla fusione dei metalli e soprattutto minerali metallici (Il commercio dell'Ossidiana di Monte Arci, vulcano dell'oristanese, appartiene ad epoche molto più lontane a riprova che queste Genti "sempre navigato hanno" e assai prima dei Fenici, come è dimostrabile dai ritrovamenti di oggetti di ossidiana del Monte Arci in antiche regioni del Mediterraneo (Creta, Baleari, Marocco ecc.). ipogeo Montessu : ipogeo ovestPrecisato quindi che esistono notevoli diversità di vedute tra buona parte degli archeologi e tutti coloro che pur esercitando mestieri diversi si dedicano ad approfondire conoscenze logiche su questa Isola-Madre, occorre anche riconoscere che fino ad oggi (23 giugno 2000) gli archeologi non hanno potuto esprimere il massimo della loro potenzialità di ricerca scientifica causa l'immenso patrimonio archeologico della Sardegna e le poche, anzi irrisorie, disponibilità finanziarie che il Ministero competente ha messo a loro disposizione. Pertanto molti scavi, importantissimi, sono stati sospesi e l'iter della Scienza ha subito un arresto.

L'apparato scenografico di Montessu, con tutte le sue tombe scavate nella valle a ferro di cavallo (e nelle immediate vicinanze), oltre a dirci che i protosardi sapevano costruire su progetto, ci dice anche che il comunicare con i morti della gente di allora è stato anticipatore di quella pietà per i defunti che caratterizza tutte le odierne civiltà con le loro religioni. Nelle cellette scavate nella roccia si trovano, oltre a particolarità architettoniche che, pur nella loro barbaricità denotano un sapere estetico evolutissimo, anche incisioni la cui enigmatica decifrazione porta a diverse interpretazioni. Nella così detta tomba dedicata al Dio Toro la volta è scolpita, per alcuni, con raffigurazioni di corna sacre; per altri, invece, le raffigurazioni evocano barche preistoriche da cerimonia (abbastanza simili a quelle raffigurate negli affreschi di Thera, esposti al museo nazionale di Atene). Qualunque sia la più giusta interpretazione della volta di codesta tomba occorre sottolineare che la scala di accesso, composta dai più fantasiosi gradini che mai uomo abbia saputo costruire, é, in assoluto la più sconcertante dimostrazione dell'intelligenza di quel popolo semi-sconosciuto che ha concepito la Necropoli di Montessu e occorre aggiungere che tale "scala" potrebbe assomigliare a un timone di una imbarcazione preistorica.

Montessu : Tomba delle corna

Nella così detta tomba della Dea Madre, o delle spirali, il rebus è ancora più sottile. Prescindendo dai fregi barbarici che le conferiscono una distinzione regale, le spirali che vi sono scolpite potrebbero raffigurare, per alcuni che hanno frequentato il Sahara, la costellazione delle Pleiadi, riferimento base per gli attraversamenti notturni nel deserto per l'antichissimo popolo dei Garamanti (antichi abitatori del Fezzan, regione storico-geografica della Libia a sud della Tripolitania). Per altri le spirali sono un chiaro riferimento alla Dea Madre; ma altri ancora le interpretano come gli anni dell'esistenza di chi vi è stato sepolto; in quanto ogni spirale potrebbe significare cinque anni. Rispettivamente le due tombe

sono ubicate a sinistra e a destra della valle a forma di omega i contenente alcune decine di sepolcri.

 
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