GRAN TOUR DELLE MINIERE NEL SUD OVEST SARDO

MINIERE CARBONIFERE

Per tutta una serie di motivi, tra i quali l’alto tenore di zolfo, lo scarso potere calorifico e le difficoltà di estrazione, le miniere carbonifere sulcitane non sono più redditizie. Nel sottosuolo, però vi è ancora moltissimo carbone e si sta pensando a sistemi avveniristici per poterlo utilizzare senza compromettere l’eco sistema. Le miniere carbonifere hanno una storia più recente delle miniere metallifere iglesienti. I primi frammenti di combustibile furono notati dal La Marmora, nelle vicinanze di Gonnesa, nel 1834 e nel 1844. Il giacimento vero e proprio fu scoperto da Ubaldo Millo nel 1859. Nel 1873, a Bacu Abis, nei pressi di Gonnesa, iniziarono le prime estrazioni. L’industria pesante italiana, appena terminata la prima guerra mondiale del 1915-1918, in previsione della seconda, convinse il governo a rivolgere maggiore attenzione alle risorse energetiche carbonifere del Sulcis. I dirigenti fascisti, dopo l’occupazione coloniale italiana dell’Etiopia (1935-1936) e le conseguenti sanzioni, decretate dalla Società delle Nazioni, conversero i loro intenti allo sfruttamento intensivo dei giacimenti di carbone. E’ di quegli anni la nascita di Carbonia, città a bocca di miniera. La miniera carbonifera dismessa, di Seruci (Gonnesa), può essere visitata chiedendo il permesso e l’accompagnamento alla Direzione della Carbosulcis di Nuraxi Figus(Gonnesa). Ci sono andato sette anni fa, e mentre scendevo in montacarichi, giù, sempre più in giù, pensavo a chi ci aveva lavorato ogni giorno, anno dopo anno, per mantenere la famiglia. Il ricordo di quella visita è senza dubbio indelebile nella mia memoria. A Nuraxi Figus la miniera carbonifera funziona. Solo raramente può essere visitata da turisti. La miniera carbonifera, dismessa, di Serbariu, nell’immediata periferia di Carbonia è stata predisposta per le visite di turisti e scolaresche. L’amministrazione comunale vi ha istituito il Centro Italiano Cultura del Carbone con annesso museo della miniera, comprensivo della raccolta degli utensili e delle testimonianze orali (registrate) degli ultimi minatori. E’ stato attivato un percorso didattico sotterraneo in gallerie appositamente simulate, per poter constatare l’evoluzione dei macchinari usati. Ci sono andato alcune volte, accompagnando tour operators e giornalisti, ed ho registrato la piena soddisfazione dei gruppi che ho affidato alle guide specializzate (tempo della visita 45 min.). Carbonia deve la sua nascita alla Miniera di Serbariu. Durante il periodo fascista, migliaia di persone giunsero da ogni parte d’Italia per trovare lavoro nella miniera.
Per saperne di più, guardare la “home page” del www.sardegnadelsudovest.it: cliccare sul bottone “comuni del sud ovest” e quindi, nella cartina stradale, su Carbonia. Oppure dal sito : www.museodelcarbone.it


Miniera di Serbariu

MINIERE METALLIFERE

Le miniere metallifere dell’Iglesiente sono state utilizzate da tempo memorabile: pre-Nuragici, Nuragici, Cartaginesi e Romani hanno lasciato le loro tracce. I Pisani, in epoca medioevale, adottarono concetti d’utilizzo avveniristico e istituirono in Iglesias la zecca dell’argento. Nel 1880 le miniere metallifere subirono una radicale trasformazione per lo sfruttamento intensivo. Tutta la zona fu interessata a estrazioni minerarie di imprese multinazionali. Si è iniziato a chiudere le miniere metallifere attorno agli anni ’70. Non più competitive rispetto ai giacimenti stranieri, causa l’esaurirsi delle vene dei minerali metallici più redditizi, quali: galena argentifera, cuprite, calcopirite, malachite, azzurrite, blenda. La lavorazione di detti minerali serviva per ottenere piombo, rame e zinco. Dalla galena argentifera si otteneva anche l’argento. Nel 1991 si è iniziato a lavorare per rendere le miniere metallifere fruibili al turismo. Nel Sud Ovest sardo i siti visitabili sono i seguenti (dopo aver prenotato alla Ditta Igea che ne ha curato la messa in sicurezza di tutte. tr
1) – Galleria Villamarina nella Miniera di Monteponi (Iglesias) – Igea.
2) – Miniera di San Giovanni. Grotta di Santa Barbara (Bindua d’Iglesias) – Igea.
3) – Miniera di Montevecchio (Guspini) – Igea – Promoserapis.
4) – Galleria Henry (Buggerru) – Igea.
5) – Porto Flavia (Masua d’Iglesias) – Igea.
6) – Miniera Rosas – Comune di Narcao.
Le strutture di superfice della Miniera di Montevecchio e la palazzina direzionale sono gestite dalla coop. Promoserapis. Nelle discariche delle vecchie miniere del sud ovest, non è raro trovare gruppi di ricercatori, anche stranieri, alla caccia di minerali rari non utilizzati. A Nebida, Domusnovas, Sant’Antioco, Gonnesa, Villamassargia, Carbonia, Narcao, Iglesias, Fluminimaggiore, Arbus e Guspini, vi sono molti collezionisti di valore internazionale, disposti a scambi. La cultura mineraria e la passione per il collezionismo dei minerali, è diffusa ovunque e assai di frequente sono organizzate mostre.
L’escavazione dei minerali metallici nel sud ovest della Sardegna, per opera dei pre-Nuragici, ha avuto inizio sul finire del terzo millennio a.C.
Durante l’autoctona civiltà nuragica (1800 a.C. – 150 a.C.), l’arte di estrarre minerali metallici, e di fonderli, era certamente conosciuta.
Il Sud Ovest della Sardegna vanta, rispetto a tutto il resto della Sardegna e a qualsiasi altra regione europea (tranne il Galles settentrionale), un periodo geologico lunghissimo. Emerse dal mare 575 milioni d’anni or sono, quasi in contemporanea con il Galles settentrionale (Cambria).
L’immensità degli sconvolgimenti geologici in tempi lontani ha, in parte, determinato una notevole concentrazione di minerali metallici, individuata dai popoli antichi.
La ricchezza mineraria attrasse popoli egemoni delle varie epoche: Fenici, Cartaginesi, Romani, Vandali; Bizantini, Arabi, Pisani, Aragonesi. Nelle miniere romane di questo territorio, vi lavorarono i condannati a vita; tra questi il Papa Ponziano, poi diventato santo. Molto tempo dopo, nel medioevo, i pisani riorganizzarono il sistema dell’escavazione mineraria.
Durante il 1800, il regno sabaudo permise la formazione di società multinazionali per lo sfruttamento industriale delle miniere. Le fonderie funzionavano a legna e molte delle foreste che ricoprivano il territorio (Lord Byron definì la Sardegna “bronzea” proprio per l’infinità di leccete che la ricoprivano) furono utilizzate come combustibile. In quel periodo non si sapeva quasi niente del carbone, anche se il La Marmora aveva intuito l’importanza del giacimento sulcitano.
A Carloforte, unico porto della zona, vi erano i consolati di quasi tutte le nazioni d’Europa, per via della frequentazione di commercianti e industriali provenienti da ogni dove, interessati all’utilizzo delle miniere. Per i lavori nelle gallerie è stata reclutata non solo gente sarda ma anche d’altre regioni, mentre, per i disboscamenti, l’appannaggio quasi esclusivo era per i toscani. Il lavoro era durissimo e pericoloso, non alleviato da attenzioni sociali all’altezza della situazione. In un’atmosfera da far west, il liberismo, sorretto dalle istituzioni, dettava la legge del più forte. Uno dei primi scioperi d’Italia avvenne, appunto a Buggerru, durante la direzione turca della miniera. Poco alla volta la coscienza sindacale si rafforzò, unitamente all’orgoglio, alla solidarietà e alla capacità tecnica della gente di miniera. Le maestranze del buio, misero in essere sistemi sofisticati di prevenzione per sconfiggere gli incidenti sul lavoro e migliorare l’estrazione tramite le più sofisticate tecnologie in grado di garantire anche minore fatica fisica. L’evoluzione dei macchinari può essere constatata nel museo dell’Istituto Minerario d’Iglesias, nella galleria Villamarina della miniera di Monteponi, a Montevecchio, a Porto Flavia e nella Miniera Rosas.

1°) – GALLERIA VILLAMARINA, Miniera di Monteponi (nell’immediata periferia d’Iglesias).
L’attività è iniziata nel 1852 e cessata nel 1968. La Galleria, intitolata al marchese viceré del regno di Sardegna, è scavata a quota + 174 metri sul livello del mare e collega i pozzi Vittorio Emanuele e Sella. E’ la galleria mineraria che, più delle altre, fa rivivere la vita del minatore. Sono interessanti: la sala dell’argano, le ricostruzioni dei sistemi di contenimento zone franose, gli apparati di sicurezza dei montacarichi per la discesa e risalita, la ricostruzione dei metodi di lavoro per la preparazione dei sistemi d’esplosione atti a frantumare la roccia. Il Pozzo Vittorio Emanuele, scavato nel 1863, giungeva a quota – 100 metri sotto il livello del mare, era adibito alla discesa e alla risalita dei minatori, oltre al recupero del minerale di piombo estratto negli 80 km di gallerie della Miniera di Monteponi. Il pozzo Sella, scavato nel 1874, ospitava le grandi pompe a vapore che “risucchiavano” le acque sotterranee garantendo la difesa dal pericolo idrico nelle gallerie.
L’accesso è a piedi. Tempo di visita 1 ora e 15 minuti
Prenotarsi al 0781 491300 (Igea) segr.dir@igeaminiere.it www.igeaminiere.it

Miniera Monteponi galleria VillamarinaMiniera Monteponi galleria Villamarina
2°) – MINIERA DI SAN GIOVANNI E GROTTA SANTA BARBARA (Bindua d’Iglesias)
L’attività della miniera di San Giovanni è iniziata nel 1875 e cessata nel 1998. Vi si estraevano blenda e galena. Le gallerie si estendono tra i comuni d’Iglesias e Gonnesa. La Grotta di Santa Barbara fu scoperta (per caso) durante i lavori di perforazione, nell’aprile del 1952, da un minatore che azionando verso l’alto la perforatrice ad aria compressa, trovò improvvisamente il vuoto, avendo aperto l’accesso al pavimento della grotta. Nell’unico immenso vano la natura si presenta in tutta la sua magnificenza e con molte singolarità. Geologicamente vi sono le prove di una vecchiezza che si dilata fino a 250 milioni d’anni fa. Stalattiti e stalagmiti candide, evocano l’eterno e il mistero della creazione. In diverse zone, nelle pareti e nella volta, cristalli di barite tabulare rapiscono la fantasia e fanno immaginare un’infinità di farfalle brune ad ali chiuse. La realtà è una meraviglia scientifica che rende la grotta probabilmente unica al mondo. Poi vi è una porzione di grotta, denominata “la culla”, la cui visione fa perdere la percezione del tempo. La prima volta che vi sono entrato, accompagnando gente, è stato nel 1991 (si salivano molte scalette metalliche). Posso testimoniare che l’entrare crea un tale pathos che, quando viene il momento di uscire tutti cercano di tergiversare per prolungare la meraviglia, il palpito di paradiso che allontana inverosimilmente dalle puerili cose terrene. L’uscire dalla grotta pare quasi una disfatta dello spirito, un arrendersi alla nuda realtà del quotidiano.
Occorre arrivare a Bindua (a sud ovest d’Iglesias) sulla strada verso Gonnesa e salire con la propria auto fino al parcheggio della Miniera di San Giovanni – Grotta Santa Barbara. L’accesso inizia con un breve percorso in piano, con il trenino elettrico, fino all’ascensore tramite il quale si arriva quasi sotto la grotta. Alcuni gradini di scala a chiocciola e zacchete! Altro che fantascienza.
N.B. Il trenino ha una capienza di 15 passeggeri; l’ascensore trasporta 6 persone. Non tutti i giorni può essere visitata perché il sistema di monitoraggio avverte che l’ecosistema della grotta potrebbe soffrire a causa dell’eccesso di visitatori. Il tempo della visita, comprensivo di trenino, ascensore (salita e discesa), grotta e occhiata ai sistemi di lavorazione della miniera: 3 ore. Prenotarsi al 0781 491300 (Igea). segr.dir@igeaminiere.it www.igeaminiere.it


3°) – MINIERA DI MONTEVECCHIO (ad Ovest di Guspini)
La produzione è iniziata nel 1848, terminata nel 1991. Vi si estraevano minerali di piombo, zinco e argento. Negli anni ’60 era la più importante d’Europa. E’ possibile visitare le laverie, le officine e il Pozzo Sant’Antonio. Notevole il valore delle opere in stile liberty. La palazzina direzionale è da vedere (a prescindere dall’interesse architettonico, ospita il micro-museo minerario e il micro-museo zoologico). La Cooperativa Promoserapis, preposta alla visita, esegue dimostrazioni di scelta, frantumazione e fusione dei minerali a scopo didattico. Palazzina e località mineraria sono comprese in un territorio di rara bellezza. La visita della palazzina e quindi della miniera (a dieci minuti d’auto verso Guspini) può essere effettuata in 1ora e 30 minuti. Per prenotarsi 335 5314198 (Coop. Promoserapis)

4°) – GALLERIA HENRY (nell’immediata periferia sud di Buggerru)
La galleria fu scavata nel 1865. Le estrazioni sono terminate nel 1974. Vi si estraevano minerali di piombo e zinco. L’ampia galleria (a quota + 50 s.l.m.) segue il profilo della scogliera a sud di Buggerru. Molto suggestivi sono l’ingresso, dominante dall’alto Buggerru e il suo Golfo, i brevi tratti di galleria che si diramano da quella principale (e si aprono sul mare garantendo visioni fiabesche) e la parte terminale che è un autentica apoteosi panoramica. Durante la visita è interessante osservare le tecniche adottate per garantire la sicurezza della galleria. Nel corso dell’attività estrattiva era percorsa da un locomotore trainante i vagoni per il trasporto del minerale alla laveria. In detta laveria, che sorgeva a ridosso del tratto di mare dove è stato ricavato (nel 1988) il porticciolo turistico, schiere di donne lavoravano per pulire e selezionare i minerali. Ad operazione avvenuta si caricava il materiale utilizzabile sulle bilancelle (barconi a vela) e si trasportava nel porto di Carloforte, per essere imbarcato nelle stive dei piroscafi.
Da Buggerru si seguono le indicazioni per arrivare con propria vettura nel parcheggio, dove si trova la registrazione delle visite. L’accesso è a piedi. Tempo richiesto per la visita 2 ore. Prenotarsi al 0781 491300 (Igea) segr.dir@igeaminiere.it www.igeaminiere.it

5°) – PORTO FLAVIA (Masua d’Iglesias)
E’ il simbolo dell’ingegno minerario. Il complesso è costituito dalla galleria, dai silos per il deposito dei minerali e dal sistema di nastri trasportatori adibito a caricare le navi. Fu realizzato nel 1924.
Onde risolvere definitivamente gli annosi problemi di carico dei barconi a vela (bilancelle), trasportanti i minerali a Carloforte per l’imbarco sui piroscafi, si pensò di progettare il caricamento diretto del minerale dalla zona mineraria alle stive dei piroscafi, cancellando di colpo tutti i problemi. Per far questo si scavò una galleria per installarvi un binario e farvi scorrere dei vagoncini sopra enormi silos scavati nella roccia. Dai vagoncini si scaricava il minerale nei silos che, tramite un sistema di convogliamento a tramoggia, defluiva su una serie di nastri trasportatori, e da qui scendeva direttamente nella stiva del piroscafo ormeggiato tra il dirupo roccioso (che ospita la grand’opera d’ingegneria, simbolo del coraggio e della volontà di realizzazione di un’idea audace) e lo scoglio del Pan di Zucchero, efficace protezione dal vento di maestrale. Per l’accesso occorre arrivare al parcheggio della spiaggia di Masua (Porto Ferro) e proseguire seguendo le indicazioni. Dopo una cava, ha inizio un tratto di strada sterrata e stretta con meravigliosa veduta. Il piazzaletto della biglietteria è alquanto esiguo di posti auto. Tempo della visita 1 ora e 45 minuti.
Prenotarsi al 0781 491300 (Igea) segr.dir@igeaminiere.it www.igeaminiere.it
L’accesso è a piedi. Dopo quattrocento metri di passeggiata al semi-buio si arriva alla balconata sul mare. A distanza ravvicinata c’è lui: il Pan di Zucchero! Il sognare non è compreso nel costo della visita; se si è capaci, bene, altrimenti……!


6°) - MINIERA ROSAS – Narcao
Dopo l’atto firmato da Vittorio Emanuele II e da Camillo Benso conte di Cavour si diede l’avvio, nel 1851, all’estrazione di minerali di piombo e zinco. Come tutte le miniere, ha subito una recessione nel 1911. Dopo fasi alterne sono state fermate le attività nel 1978. Nel villaggio si trovavano spaccio, scuola e ufficio postale. Il percorso turistico, con trenino gommato, si svolge in una stretta e affascinante vallata alla fine della quale, in un edificio recuperato, vi è la mostra dei macchinari. Tutta la visita richiede 2 o 3 ore Per informazioni comune di Narcao.

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I MINERALI RARI DEL SULCIS-IGLESIENTE RICERCATI DAI COLLEZIONISTI
Anglesite; Aragonite Azzurra; Cerussite; Dundasite; Emimorfite; Fosgenite; Galena Archifolio;
Iglesiasite; Plattnerite; Smhitsonite.
 
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