Sulle rotte dei Fenici: la Storia
In allegato a questo articolo sono stati preparati 2 distinti itinerari con tempi differenti, visualizzali cliccando sulla barca |
|
|
|
Fig. 1:Zona fenicia del 1300 a.C. |
Conoscendo i due alfabeti, il cuneiforme mesopotamico e il geroglifico egiziano, inventarono un alfabeto più pratico, senza vocali. I progenitori del ceppo etnico da cui derivarono i Fenici s’insediarono nello stretto territorio montuoso del Libano, adiacente alla costa mediterranea. Tra approdi e isolette, costruirono le loro città-stato con sbocco al mare ed entroterra montuoso pullulante di cedri e cipressi. Gli egiziani, dopo aver utilizzato il legname canaaneo, che iniziarono ad apprezzare nel 2700 a.C, estesero la loro influenza ai luoghi dove crescevono i mitici cedri del Libano. Non solo commerciarono, ma indussero le città fenicie a pagare tributi, ricattandole dopo aver rapito gli esponenti nobili della popolazione canaanita (XIV – XII sec. a.C.). La più importante città-stato fu Biblo, che oltre a fornire legname e istruttori di navigazione, divenne centro di distribuzione delle merci egiziane, compreso il papiro, unico prodotto vegetale acquatico da cui si traevano i fogli su cui scrivere. Il nome Biblo potrebbe derivare da libro, come la parola Bibbia. L’iscrizione sul coperchio del sarcofago d’Ahiram, re di Byblos, è uno dei primi esempi dell’alfabeto fenicio, di 22 segni consonantici, adottato in seguito dai Greci. La maggioranza degli studiosi attribuisce al 1000 a.C la realizzazione del manufatto, altri al 1400 a.C.. Secondo quest’ultimi, le incisioni delle figure laterali, essendo una mescolanza di motivi egiziani ed asiatici, antecedenti il 1000, rivelerebbero che re Ahiram sarebbe stato sepolto in un vecchio sarcofago. L’arte canaanita e fenicia furono il frutto di una mescolanza di vari stili, ingentiliti in forma propria e talmente gradevole da diventare la base principale delle future fortune commerciali dei Fenici. A questo punto occorre un salto indietro per capire meglio l’espansione marittima commerciale di cui si sono resi famosi e il contesto in cui è nata.
|
|
|
|
Fig. 2:I Fenici e la navigazione mercantile costiera. |
Fig.3:Nave fenicia da combattimento a protezione dei convogli commerciali (700 a.c.) |
Alla fine del 1200 a.C., i disordini nel Mediterraneo orientale, causati dai Popoli del Mare, abitatori delle grandi isole del Mediterraneo, furono la causa del disfacimento degli imperi egiziano e ittita. Il vuoto di potere fu colmato in parte dagli Israeliti. Alcune loro tribù, infatti, si erano insediate nei secoli precedenti, nella terra di Canaan meridionale e centrale, all’epoca dell’esodo di Mosè e dei suoi seguaci dall’Egitto (XIII sec. A.C.). Mentre gli Israeliti dominavano le regioni collinose dell’attuale Palestina occidentale, gli Aramei (i primi ad utilizzare il cammello) entrarono nella Siria occidentale e settentrionale. Con l’arrivo dei Popoli del Mare, gli Israeliti seppero difendere le proprie posizioni, non altrettanto gli Arami, che furono invasi. I Fenici, anch’essi sopraffatti, videro radere al suolo Tiro e Sidone. Fu distrutta anche Ugarit che era importante città siriana nel V° millennio. L’Egitto subì l’invasione, ma riuscì a contenerla al prezzo di gravi perdite. Tra i predatori o Popoli del Mare, si distinsero i Filistei (Peleset) che concluse le razzie in Egitto, occuparono la pianura costiera meridionale della terra, che da loro prese il nome: la Palestina. Nella pianura nacquero le cinque città stato della federazione filistea, che iniziarono ad espandere il loro dominio nelle terre dove, 150 anni prima, e probabilmente di più, videro l’insediarsi delle tribù israelite alla fine del loro esodo. Dopo un secolo di violenti sconvolgimenti, invasioni e assedi, le città-stato fenicie (ciascuna governata da un re e prosecutrici dell’antica cultura canaanea), causa la pressione ad oriente degli Arami, trovarono nel mare lo sbocco delle proprie attività. Gli antichi persecutori, padroni e sfruttatori: gli Egiziani, erano talmente indeboliti dalle lotte contro i Popoli del Mare da non poter contrastare in alcun modo il risorgere dei Fenici. La Grecia micenea, subendo l’invasione dorica, non era più la potenza marinara di un tempo. I Fenici, pertanto, iniziarono il proprio avvenire, marittimo, assolutamente incontrastati. La loro supremazia durò a lungo. La prima città fenicia ad essere ricostruita, dopo le distruzioni dei Popoli del Mare, fu Tiro, di cui il Profeta Isaia la descrisse come “città suprema dove i mercanti sono principi”. Altra importante città fenicia fu Arado, poi Berito (Beirut) e Sidone. Di Arado lo storico greco Strabone narra che l’acqua dolce veniva estratta dalle sorgenti sottomarine, protette da cupole di piombo (per impedire l’infiltrazione di acqua salmastra) e veniva pompata negli orci o anfore delle navi acquarie, tramite tubature di cuoio. Crearono flotte mercantili e flotte da guerra con navi affusolate e veloci, dotate di due file sovrapposte di rematori e di rostro per speronare le navi avversarie. La potenza e l’esperienza fenicia crebbe di molto. Tutto il Mediterraneo brulicava dei loro empori commerciali. Pur conoscendo le stelle, preferivano non navigare la notte, ma per ovviare alle necessità di rientri in porto, ritardati, avevano adottato tutta una serie di fuochi costieri da segnalazione. A metà del decimo sec. disponevano di approdi in tutto il Nord Africa. Nel frattempo, le tribù d’Israele, assediate da ogni parte, si unirono sotto un unico capo: Saul, che diede origine alla monarchia (1030-1004), combattè vittoriosamente contro gli Amaleciti e gli Ammoniti ma perì contro i Filistei. Il secondo re d’Israele, Davide (da giovane aveva sconfitto con la fionda il gigante filisteo Goliat) schiacciò i Filistei, fece di Gerusalemme la capitale, dominò la zona Est del fiume Giordano e parte della Siria Meridionale. Il figlio Salomone, consacrato re nel 970, più pacifico e politico, si dedicò alla riorganizzazione amministrativa ed alle grandi alleanze con il farone d’Egitto, il re di Tiro e la regina di Saba. Il famoso Tempio di Salomone fu costruito dai Fenici, con materiali provenienti da Tiro, il cui re Hiram, inviò muratori, carpentieri e legname. Salomone, in cambio, spedì a Hiram considerevoli quantità d’olio e grano. Terminata la costruzione del tempio, i due re vollero fare una spedizione nel Mar Rosso e i sudditi fenici costruirono la flotta per commerciare in quel mare. Le lucrose spedizioni marittime importarono nel regno d’Israele: oro, argento, avorio e scimmie.
|
Fig. 4: Sintesi stile ceramico dei Fenici dal XIII-IX al VIsec.a.c (ispirata a reperti dei musei di Limassol, Nicosia, Beirut, Palermo e Cagliari) |
I Fenici, dalla base navale del Mar Rosso, partirono per compiere, in tre anni, il periplo dell’Africa. Alla morte di re Salomone, il regno israelita si divise nei due regni d’Israele, nella Palestina settentrionale, e Giuda in quella meridionale. I regni divisi, furono attaccati dall’Egitto, dagli stati transgiordanici (la storia si ripete), dagli Aramei e dagli Assiri che conquistarono Israele nel 722 a.C. Mentre iniziava la diaspora degli Israeliti, di cui molti in schiavitù, iniziò quella fenicia, di ben altro genere. Il movimento migratorio dalla Fenicia iniziò per causa dell’aggressione assira, ma anticipando gli eventi. Nel 814 fu fondata Cartagine per gli approvigionamenti spagnoli d’oro e rame. Vale a dire che i Fenici, consapevoli delle mire espansionistiche assire, pur continuando a commerciare con loro, inziarono a porre le loro basi importanti, il più lontano possibile. L’alfabeto fenicio fu assorbito dagli Aramei che lo divulgarono nell’impero assiro da cui attinse, in seguito, l’impero persiano. Quindi, fu adottato, con modifiche sostanziali, da Greci, Etruschi e Romani. Gli Aramei diffidarono dei Fenici e degli Israeliti (che non permisero la penetrazione ai confini settentrionali del regno), furono un popolo di cui si hanno notizie già nel terzo millennio a.C. Erano stanziali, monarchici e vivevano in città-stato. L’Arameo Rezon, s’impadronì di Damasco nella seconda metà del decimo sec. e si proclamò re di Aram. Lo stato di Aram sopravvisse fino al 732 quando fu assoggettato all’Assiria.
Nell’ottavo secolo alcune colonie fenicie erano diventate città grandi come le basi navali della Fenicia e ciascuna con una ben dettagliata storia scaturita dalla leggenda. Cartagine fu fondata da Elissa, sorella di re Pigmalione, sfuggita alla faida della famiglia reale di Tiro.
Oltre alla fondazione di Cartagine vi sono state numerose colonie fenicie a Cipro (Kition); Rodi; Tunisia (Kerkouane); Malta (Tas Silg); Gozo; Pantelleria; Sicilia (Mozia) (Grotta Regina di Palermo), Solunto; Spagna (Almunécar e Trayamar, Aliseda, Carmona); Portogallo (Sines). In Sardegna sembra che i Fenici abbiano aperto il loro primo fondaco, con tophet, a Bithia, poi a Sant’Antioco, Monte Sirai, Antas, Tharros, Olbia. Da Bithia il centro commerciale fu spostato a Nora, probabilmente dopo accordi con i Nuragici. In ogni fondaco commerciale, in apposito tempio, era praticata la prostituzione sacra in onore della dea Astarte, da donne rispettabili del luogo. Nelle vicinanze vi era il tanto discusso tophet, ed erano praticati i riti di devozione oltre ad Astarte dea della fecondità, alle divinità El, Baal o Melkart (nomi differenti di un’unica divinità) e al figlio di Astante, chiamato Adone, legato ai riti agrari. I Fenici trassero dai loro commerci fortune ingenti proponendo oggetti d’alto artigianato in cambio dei metalli di cui il mondo d’allora aveva necessità: rame piombo, argento e oro. Poco per volta l’egemonia dei commerci navali fu appannaggio dei Cartaginesi, prosecutori dei metodi fenici, in forme più evolute, comprendenti anche l’agricoltura e quindi la colonizzazione di terre dove produrre il grano. I Cartaginesi furono chiamati anche Punici da phòinix, fenicia. Non furono soltanto un popolo d’astuti navigatori, come i mercanti loro progenitori. Furono bellicosi strateghi e tattici, indomiti militi e profondamente uniti nella difesa di Cartagine. Annibale escogitò la discesa dalle Alpi per portare la minaccia direttamente a Roma e scongiurare, di qualche anno, l’invasione della patria da parte dei nemici Romani.
|
|
|
|
Fig. 5:Elmo VI sec.a.C. trovato a Sant'Antioco (museo di Cagliari) |
Fig. 6:Amuleto anti-ofico VI sec.a.C trovato a Mozia (Sicilia) |
Nel 1988, a Venezia, nella splendida sede di Palazzo Grassi, è stata allestita la Mostra dei Fenici sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica e il patrocinio scientifico dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Sabatino Moscati ha presieduto il Comitato scientifico, composto da 30 scienziati, tra i quali Fulvia Lo Schiavo, Vincenzo Santoni, Piero Bartoloni (scienziati operanti in Sardegna).
I 966 reperti provenivano da 26 musei. Della Sardegna erano esposti 281 testimonianze. Assai significativa la presenza dei 41 oggetti (stele, bassorilievi, sculture, portamuleti, anfore, lucerne) provenienti dal Sulcis.
Chi è andato alla mostra sui Fenici ha dovuto subire, come il sottoscritto, ore e ore di fila prima di poter entrare, unitamente a persone di ogni nazionalità. Nell’interno, gremito in ogni dove dai visitatori, spiccavano i modellini delle navi fenicie; unitamente agli incredibili oggetti di vetro colorato. Poi, i manufatti d’oro, argento, avorio e legno, tutti di squisita fattura. Le scritte, sulle pareti e nei soffitti, rammentavano che i tophet non erano luoghi ove si sacrificavano i bambini, ma luoghi ove erano stati sepolti bimbi, morti prima di nascere o poco dopo essere venuti al mondo. Completava la rassegna, la grande, immensa dovizia, dei tanti frammenti di pietra, anfore, idoli, testimonianti il passaggio dei Fenici nel Mediterraneo.
|
|
|
|
Fig. 7: Nave commerciale fenicia (850 a.C). |
Fig. 8:Schizzo ispirato a incisione fenicia su boccale d'avorio 800 a.C. (proveniente da scavi in Iraq) |
Caterno Cesare Bettini.
Carbonia 20 Luglio 2008
| < Prec. | Succ. > |
|---|










.jpg)

.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)