Sulle rotte dei Fenici: La Crociera

CROCIERE COSTIERE ALLA SCOPERTA DI ANTICHI APPRODI NEL SUD SARDEGNA


TAVOLE NAUTICHE DI RIFERIMENTO N°79, 78,77, 76, 75

La crociera di circumnavigazione del Sud Sardegna, alla scoperta degli approdi fenici, inizia a:

PORTO CORALLO (39°26’,40 N – 09°38’,40 E),

vicino a Villaputzu, centro abitato le cui campagne, unitamente a quelle di San Vito, Muravera, Oliaspeciosa, Castiadas, forniscono abbondanza di agrumi e olio d’oliva. Nella zona si trovano menhirs (pietre fitte), domus de janas (grotticelle di sepoltura) del terzo millennio a.C e nuraghi del secondo millennio, immediatamente all’interno delle aree balneari.

Navigazione costiera in direzione Sud fino a Capo Carbonara – Isola dei Cavoli, quindi ad Est per approdare al la

MARINA DI VILLASIMIUS (39°07’,42 N – 09°30’,44 E),

 

nel cui centro abitato potrete vedere reperti d’oggetti fenici, custoditi nel museo civico.

Da Porto Corallo a Villasimius, per avere assistenza di guide e transfert rivolgersi a Consorzio Operatori Turistici di Villasimius 070 790079

Da Cagliari a Pula, per avere assistenza di guide e transfert rivolgersi al Consorzio Turistico Sardegna Costa Sud (070 307982).
Navigando verso Est, nel Golfo di Cagliari, si ammira una costa ricca di calette, incastonate tra le colline.  Dopo la lunghissima spiaggia del Poetto, l’approdo di Marina Piccola e doppiato Capo S.Elia, si arriva a

MARINA DI BONARIA – SU SICCU (39°12’,13 N – 09°07’,35 E),

ancoraggio più vicino al centro di Cagliari. Nell’iper-panoramico Quartiere Castello, oltre al Duomo ed il Palazzo Viceregio c’è il Museo Archeologico Nazionale dove sono esposti reperti d’ogni periodo, compresa l’Età del Ferro. I Fenici, nella zona ove sorge Cagliari, utilizzarono l’approdo costruito in precedenza dai popoli nuragici e dai pre-nuragici.
Cagliari, a prescindere dal fascino archeologico, d’importanza massima, detiene il primato dei fascini mediterranei d’ogni genere: panorami, arte, storia, monumenti religiosi, aree umide con avi-fauna e saline, mercati, feste, vivacità e simpatia della popolazione sempre pronta a battute argute, ottimi ristoranti, rappresentanza del gentil sesso super-super e un orto botanico da di più.  Non fatemi dire cosa tutto c’è, in quel di Cagliari, perché la finirei tra un mese. Giorni di permanenza? Minimo due. Se vi capita di pasteggiare a base di crostacei, ricordatevi d’ordinare il Nuragus, vino locale, bianco, amarognolo, di raffinatezza popolare e chiedete lo servano freddo. Qualche sommelier recalcitrerà: voi insistete, poi mi direte… (via mail). Per questa consulenza voglio ottanta milioni d’euro, a meno ché, non mi diate la soddisfazione di andare a visitare Nora e Torre di Chia, luoghi marittimi archeologici, tipici espressione della sapienza navigatoria della gente nuragica.  I Fenici, in ambedue le aree trovarono gli approdi adatti per ancorare, riparandosi dal vento di maestrale o dallo scirocco. In altre parole, gli approdi erano stati ricavati dai Nuragici utilizzando minuscole penisole.
Idem a Sant’Antioco e Tharros. Volete sapere per quale motivo gli approdi della Sardegna furono frequentati dai Fenici? Per barattare i loro manufatti (manti colorati con la porpora, oggetti di legno intagliato, monili d’oro, uova di struzzo decorate, zanne d’avorio incise, oggetti di vetro e ceramica, stagno) con i prodotti tipici della Sardegna: piombo, bronzo e argento. Ricordo a tutti che in antichità la Sardegna era chiamata “L’ISOLA DALLE VENE D’ARGENTO”…ta-ta-ta-ta-tammm (con coda musicale).

Cosa c’è da vedere a Nora? Gli scavi nell’area marina incorniciata dai monti. La chiesa che ricorda il martirio di Sant’Efisio, di cui ogni anno, il primo maggio si celebra con solenne processione in costume. Di nuragico e di fenicio è rimasto assai poco. Ma c’è molto di quanto lasciato dai Cartaginesi e quindi dai Romani. Vie lastricate, il teatro, le terme, ville con mosaici raffinati. Il fascino di Nora è unico. Nelle sue vicinanze vi è Pula, cittadina deliziosa.

A qualche miglio più ad Est vi è Torre di Chia. Sul lato nord della collina che ospita la Torre di Chia, vi sono gli scarsi resti di Bithia, il primo degli approdi fenici nell’isola. Sulla sommità della collina, invece, vi è la super scenografica torre, fatta costruire nel 1500 dagli Spagnoli. Serviva ad avvistare i navigli corsari saraceni. Dalla torre si gode un panorama unico su spiagge e dune. In lontananza i monti del Sulcis dove si estende il più grande complesso boscato del Mediterraneo, regno del cervo sardo e del daino, oltre che cinghiali, volpi, gatti selvatici, martore, furetti. Vi nidificano l’aquila reale e l’aquila del Bonelli.

L’approdo più vicino è

PERD’E SALI (39° 01’,68 N 09° 01’,98 E),

Da Torre di Chia, continuate a navigare verso Est, vedrete la deliziosa Cala Cipolla, quindi la spiaggietta di Sa Tuarredda, con isolette vicine (assai romantiche). Doppiato il mastodontico e arcigno Capo Malfatano, sarà tutto un susseguirsi di spiagge e scogliere. Nella spiaggia di Piscinì, d’inverno, i bovini al pascolo se ne stanno tranquilli ad ascoltare il moto delle onde. Non mi credete? Vi schiaffo le foto.

Prossimo approdo verso Est:

PORTO DI TEULADA – SU PORTU NOU (38° 55’,61 N 08° 43’,42 E)

Consiglierei di rivolgervi per il transfert ad Andrea Le Donne (348 7075641). Teulada, distante sette chilometri, è famosa per i ricami e per il costume tradizionale. Il colletto ed i polsini della camicia maschile stupiscono chi apprezza i ricami. Teulada, oltre i ricami e il Museo della Pietra, detiene la particolarità culinaria del prosciutto di capra. Nella vicina Santadi consiglierei di visitare le Grotte Is Zuddas (notevoli concrezioni d’aragonite azzurra), la cooperativa casearia, la rinomata Cantina Sociale, la collina di Paniloriga (con tracce neolitiche, nuragiche, fenicie). Poco distante, a Villaperuccio, vi è l’emblema di tutte le necropoli neolitiche: Mont’Essu, il santuario degli antichi eroi mediterranei. Da Terresoli di Santadi è possibile compiere l’escursione (trekking leggero di 50’ minuti andata e ritorno) alla Tomba dei Giganti di Gutturu Mannu e proseguire con vettura alla scoperta della grande foresta Is Cannoneris, frequentata da cervi e daini. Rientro al Porto di Teulada scendendo a Domus de Maria, quindi incantevole strada Costiera Torre di Chia Porto di Teulada.

Proseguendo la vostra navigazione, prima d’inoltrarvi nel Golfo di Palmas per raggiungere l’Isola di Sant’Antioco, contattare la Capitaneria di Porto (Quante miglia occorre essere distanti dalla costa, nel caso d’esercitazioni militari?). Il Porto di Teulada è a ridosso del poligono militare.

ISOLA DI SANT’ANTIOCO: PORTO PONTE ROMANO (39° 03’,13 N 08° 28’,56 E)


L’isola definita “Plumbea” da Tolomeo era, nel II° e I° millennio avanti Cristo, molto conosciuta dagli antichi navigatori mediterranei per le miniere di piombo. Molto prima dell’arrivo dei Romani, il porto del Sulcis fu importante base marittima da cui partivano le navi nuragiche per commerciare ossidiana (vetro lavico del Monte Arci), argento, piombo, bronzo. Solki fu il secondo approdo dei Fenici in Sardegna. Il centro abitato di Sant’Antioco risente della loro antica presenza, rimasta viva, palpabile. Gli abitanti ne vanno fieri. Il museo è un capolavoro di coordinamento reperti dell’epoca. Quando fu realizzata, a Palazzo Grassi di Venezia, la grande mostra sui Fenici, molti dei manufatti esposti provenivano dal Sulcis. L’area archeologica della città è suggestiva, specie la zona del tophet (cimitero dei bambini cartaginesi). Dopo i Fenici arrivarono i Cartaginesi, anche loro grandissimi navigatori. I Romani, sconfitti i Cartaginesi (o punici), fecero del porto una base strategica. La gente di Sulci, parteggiando per Gneo Pompeo, fu causa dell’oblio decretato a tutta la zona da Giulio Cesare. Dal 770 in poi, l’espansionismo arabo fu la causa di alcuni tentativi di sbarco in molte zone della Sardegna, comprese le isole del Sulcis. Tentativi sempre respinti dai quattro Giudici sardi (Judike re) fino al 1030. Gli accordi tra i Giudici sardi e le repubbliche marinare di Genova e Pisa si concretizzarono nel continuo pattugliamento in alto mare delle flotte pisane genovesi, per dissuadere i tentativi d’invasione. Nel 1323, nel Golfo di Palmas, avvenne lo sbarco aragonese, voluto dal Papa per “liberare” la Sardegna dagli Judike re con tradizioni bizantine (si sposavano tra consanguinei), dal clero ortodosso-bizantino e dai Pisani, notoriamente ghibellini e pertanto antipapisti. Con l’arrivo aragonese cessò il pattugliamento costiero dei Pisani. I maomettani approfittarono, iniziando scorrerie a non finire, alla caccia di donne e di schiavi. L’arcipelago del Sulcis si spopolò. Dopo un’infinità di tempo, in piena era napoleonica, la flotta rivoluzionaria francese, dopo aver cannoneggiato le postazioni sabaude nel Golfo di Palmas, fece scalo a Sud di Maladroxia (Costa dei Francesi), prima del fallito tentativo di sbarco a Cagliari.  L’antichissimo porto di Sant’Antioco risorse negli anni Trenta quale base di raccolta e stivaggio del carbone, estratto nella Miniera di Serbariu (Carbonia), in un momento storico delicatissimo, dopo l’invasione dell’Etiopia voluta dal governo italiano, poco prima dell’inizio seconda guerra mondiale.

Da visitare, nell’abitato di Sant’Antioco, oltre al museo archeologico e il tophet, vi sono le catacombe nella chiesa parrocchiale a croce greca dedicata a Sant’Antioco (patrono della Sardegna), il museo etnografico e la vicina zona delle antiche abitazioni ricavate nel tufo

Dal porto di Sant’Antioco, tramite un servizio di transfert (Andrea Le Donne 348 7075641) è possibile andare a visitare diverse mete che consiglio caldamente.
1°) Museo del Carbone e gallerie simulate nella Miniera di Serbariu 0781 62727(Carbonia).
2°) Museo paleontologico (Miniera di Serbariu).
3°) Museo archeologico di Villa Sulcis (centro storico di Carbonia).
4°) Monte Sirai, il fenicio balcone del Sulcis, area panoramica Fenicio-Cartaginese (Carbonia).
5°) S’Ortu Mannu (poetico uliveto millenario di Villamassargia)
6°) Castello d’Acquafredda, maniero del conte Ugolino della Gherardesca (Siliqua).
7°) Galleria naturale Grotte di san Giovanni, pedonabile, non più carrozzabile. (Domusnovas)
8°) Centro storico medioevale d’Iglesias.
9°) Grotta Santa Barbara 0781 491300 (Miniera metallifera di San Giovanni - Bindua d’Iglesias).
10°) Balcone marino, colle dell’ex polveriera (Nebida d’Iglesias).
11°) Porto Flavia (Masua d’Iglesias).
12°) Nuraghe di Seruci (Gonnesa).

Ritornati al Porto romano di Sant’Antioco, prua a Sud, circumnavigazione dell’Isola di Sant’Antioco.
Faro di Capo Sperone, Scogliera di Grutti Acque, Cala Sapone, Cala della Signora, Cala Lunga, Scogliera Maccari,

ISOLA DI SAN PIETRO – CARLOFORTE (39° 08’,66 N 08° 19’,06 E)

L’Isola degli Sparvieri fu sede di un porto nuragico, in seguito adattato dai Fenici. L’arrivo dei commerci fenici e dei riti in onore di Tanit e Bashshamen è contemporaneo a Bithia, Sant’Antioco, Monte Sirai, Antas, Tharros e Cagliari.  I Fenici furono attratti nell’isola per la grande possibilità di pesca, produzione del sale e per l’abbondanza del corallo. Dopo l’occupazione greca l’isola divenne cartaginese, quindi romana. Narra la leggenda che  San Pietro vi approdò prima d’andare a Roma e trovare il martirio. Il geografo e matematico alessandrino Tolomeo Claudio, nel II° sec. dopo Cristo, chiama l’isola Ieraconneso (isola degli sparvieri). Dopo Romani, Vandali e Bizantini iniziarono le escursioni maomettane, a partire dal 770 e l’isola si spopolò.
Nel 1236, durante uno spaventoso nubifragio, due vascelli si schiantarono sugli scogli dell’Isola Piana. Facevano parte di un convoglio di sette navi, salpate da Marsiglia, cariche di giovanissimi nobili francesi diretti a dar manforte alle schiere crociate per la liberazione di Gerusalemme. Papa Gregorio IX ordinò la costruzione di una chiesa per ricordare l’episodio. Fu dedicata ai “Novelli Innocenti”. Dopo la ricostruzione fu dedicata a San Pietro.

Nel 1542 L’Isola di San Pietro era deserta di cristiani ma brulicante di pirati maomettani che imperversavano su ogni costa del Mediterraneo razziando e distruggendo. Ma il 1542 è l’anno in cui CarloV di Spagna diede in concessione alla nobile famiglia Lomellini di Pegli, l’isola di Tabarca, nel Golfo di Tunisi, per aver partecipato alla cattura di un famoso pirata maomettano, in Corsica. I Lomellini vi mandarono diverse famiglie di pescatori pegliesi affinché pescassero corallo entro il perimetro dell’isoletta. Qui occorre una riflessione in quanto comincia ad intrecciarsi la storia di Carloforte. I pescatori pegliesi (Pegli è vicinissima a Genova) relegati a Tabarca, attorniati da usanze arabe, serbarono il loro modo di parlare, impararono a cibarsi di cus-cus, continuando con il tradizionale pesto alla genovese ed altre tradizioni natie. Si moltiplicarono e, culturalmente isolati, continuarono a stipare della loro progenie l’isolotto. Fino a quando, scomparsa la dominazione spagnola dalla Sardegna, un nuovo regnante Carlo Emanuele III di Savoia si alzò, una bella mattina, con il ghiribizzo di popolare le isole del Sulcis. Agostino Tagliafico, capo riconosciuto della comunità tabarchina, perlustrò l’isola di San Pietro, se ne innamorò e trasmise l’innamoramento a metà dei suoi che lasciarono lo scoglietto di Tabarca, scortati dalle navi lanciarazzi del monarca sabaudo. Non aveva razzi, il re sabaudo, ma cannoni in quantità e tanta voglia di fare, rarità assoluta tra i Savoia, che a parte l’Eugenio vittorioso a Vienna contro i Turchi, non hanno mai sprizzato d’indomite velleità tra monarchi contemporanei alquanto nerboruti in imprese guerresche.

I tabarchini furono ospitati dalle famiglie di Portoscuso e per due anni lavorarono a più non posso per costruire l’abitato, su progettazione torinese. Quando l’ebbero terminato gli diedero il nome del re, rinvigorito negli attributi: Carlo il Forte, Carloforte.

Ora che avete imparato perché a Carloforte (e in parte anche a Calasetta) si parla con la cantilena genovese del 1600, ci sono le serenate, c’è l’usanza della “Guazza di San Giovanni”, la tradizione del cas-ca (di soli vegetali perché il montone costa e i genovesi sono tirchi), del pesto alla genovese e di moltissimo altro, voglio trecento milioni di euro per la consulenza. Uffa!
Cosa c’è da vedere a Carloforte? Arrangiatevi. Girate l’interno e circumnavigatela. E’ bellissima ovunque.

Da Carloforte fatevi un giretto attorno al Pan di Zucchero, così vedete Porto Flavia dal mare. Date una sbirciatina a Canal Grande. Non vedrete muovere i trilobiti perché ridotti in fossili dopo 575.000.000 di anni da oggi (siete nella scogliera più vecchia del Mediterraneo). Andate a far una nuotatina a Cala Domestica, nel cui fiordo laterale, durante l’ultima guerra, stavano nascosti i MAS, moto siluranti velocissime italiane. Poi zigzagate tra gli scogli e faraglioni per arrivare al

PORTO DI BUGGERRU (39° 24’,07 N 08° 23’,96 E).


Chiamando la Coop. Start Uno di Flumimaggiore 0781 580980 - 347 8777104 - 340 1041434
vengono a prelevarvi dall’imbarcazione con loro vettura. I loro servizi d’accompagnamento sono utili per visitare luoghi importanti.
1°) Galleria Mineraria Henry (Buggerru).
2°) Mulino ad acqua - Museo etnografico di Fluminimaggiore.
3°) Tempio punico romano di Antas (Fluminimaggiore).
4°) Grotte Su Mannau (Fluminimaggiore).
5°) Miniera di Montevecchio (Guspini).

Ritornati al porto di Buggerru, prua verso Nord.
Dopo Capo Pecora e le fantastiche dune di Piscinas d’Ingurtosu ecco Torre dei Corsari con altre incredibili dune di sabbia. La zona, tra la foce del Rio Piscinas e Capo Frasca è stata turisticamente nominata Costa Verde. In lontananza, a Est, l’inconfondibile profilo  del Monte Arquentu. Proseguendo la navigazione verso Nord, dopo un tratto di mare aperto (Golfo d’Oristano) arriverete a Capo San Marco nella cui penisola si distende ciò che è rimasto di una delle più importanti colonie fenicie: Tharros. Qualche miglio a Nord-Est e approderete a  

TORRE GRANDE (39° 54’,11 N 08° 29’,73 E)


Da vedere, nelle vicinanze del porto:
1°) Museo Archeologico di Cabras.
2°) Chiesa paleo cristiana di San Giovanni in Sinis.
3°) Scavi archeologici di Tharros.
4°) Stagni del Sinis e penisoletta di Mari Ermi.
5°) Centro storico d’Oristano.
6°) Chiesa romanica di Santa Giusta.

La crociera “Sulle Rotte dei Fenici” può prendere l’avvio a Tharros e procedere all’inverso, rispetto la descrizione.


Caterno Cesare Bettini (FriBrì)
 
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