SARDEGNA: ATTRAZIONE FATALE? NO, RITORNO ALLE ORIGINI.

 

Solitamente, sono presentato come un innamorato della Sardegna: è riduttivo. Chi mi presenta in tal modo, certo di fare un complimento, non si rende conto della mole di lavoro che c'è dietro il mio descrivere con occhi diversi questa terra, i tanti chilometri in auto ed in pullman e soprattutto l'infinità di ore a scarpinare tra i monti. Esistono persone che catalogano i miei rapporti con l'isola come attrazione irresistibile, anzi: quale affezione dello spirito chiamato "Isolomania", descritta da Lawrence Durrell in "Riflessi di una Venere marina".

Solitamente, sono presentato come un innamorato della Sardegna: è riduttivo. Chi mi presenta in tal modo, certo di fare un complimento, non si rende conto della mole di lavoro che c'è dietro il mio descrivere con occhi diversi questa terra, i tanti chilometri in auto ed in pullman e soprattutto l'infinità di ore a scarpinare tra i monti. Esistono persone che catalogano i miei rapporti con l'isola come attrazione irresistibile, anzi: quale affezione dello spirito chiamato "Isolomania", descritta da Lawrence Durrell in "Riflessi di una Venere marina". Per me la realtà è un'altra: la mia passione innata per l'antropologia, più che per l'archeo-astronomia, non è ancora soddisfatta per le tante realtà, che nonostante le mie ricerche iniziate nel 1980, ancora non conosco. Continuo a cercare..! Pertanto, ribadisco con forza che la mia non è nostalgica attrazione, ma desiderio di ricerca per scrivere nei miei libri le scoperte basate su innumerevoli colloqui con gente d'ogni età, dai ragazzi agli ultra ottantenni. Il mio modo di colloquiare con loro è frutto della civile passione per le verità trasmesse, di generazione in generazione, quali martellanti aneddoti che esprimono il sapere antico dell'osservare all'intorno. Per me, sentire che a Villaperuccio si descrivono i profili d'alcune colline, come l'immagine di una donna che sta sgravando, è importantissimo per collegare usi e costumi non ancora dimenticati come avviene in molte parti d'Italia. Mi dispiace che altrove si stiano gloriando della presenza dei geotritoni e non si faccia altrettanto a Villaperuccio, dove l'altura che la sovrasta, Monte Narcao, è uno scrigno di presenze importanti, zoologiche e botaniche. Nel micro-clima del suo habitat sommitale, esiste un eco-sistema (da lungo tempo isolato) che ha custodito una vastità incredibile d'attrazioni viventi (anuri, testudinati, sauri, geconidi, ofidi, urodeli), oltre all'indiscutibile fascino di un vulcano spento da centinaia di migliaia di anni, costellato di presenze archeologiche di quando l'umanità credeva nella dea madre e nel dio toro. La sbandierata ritrosia sarda, riguardante il mare interpretato come minaccia, credo di poter affermare che è una storia non vera, forse divulgata da ricercatori depistati. Mi piace, conversando con la gente, far emergere dal riserbo signorile popolare, l'arguzia innata, l'humour, il senso ironico, unitamente al sacrale rispetto per le tradizioni. L'altro giorno, sempre a Villaperuccio, qualcuno mi ha detto delle sberle che volavano in casa se i figli non prendevano il pane con senso di rispetto e se lo tagliavano con il coltello. I sardi che conosco non sono timidi, sono bei tosti anche nelle più recondite pieghe dell'animo ed hanno un profondo senso dell'amicizia. A Dorgali, Carbonia, Villamassargia e Sant'Antioco, mia moglie ed io siamo chiamati "zii" dai figli di cari amici e siamo onorati dalle confidenze di questi nipoti. Un altro aspetto sconosciuto (tra i tanti) è la considerazione in cui sono tenute le madrine di battesimo. <Diddina, Diddinaaa>, sentii urlare in una sera d'estate, tra la folla che passeggiava a Sant'Antioco. <Dal tono di voce> disse mia moglie, < mi pare chi ho tenuto a battesimo tanti anni fa.> Dalla folla sbucò un ragazzone alto due metri che si avvicinò a mia moglie con molta dolcezza. < Mi hanno detto che ti sei laureato, Dove lavori?> disse mia moglie, appena svincolata dall'affetto dell'energumeno. Il ragazzone diede i dettagli dello studio per cui lavorava. L'appellativo di "Diddina" viene dato esclusivamente alle madrine di battesimo. Per me queste vicende sono di un'importanza massima per comprendere gli usi e costumi di un popolo. Un altro aspetto che mi affascina dei Sardi è il loro calendario che inizia in settembre, in quanto impostato sull'antico sistema agrario. Infatti, settembre porta il nome di Capudanni perché è l'inizio della lavorazione nei campi. E le lingue sarde, i loro dialetti? Nel Sud Sardegna si parla il Campidanese, nel centro il Nuorese, nel "Capo di Sopra" il Logudorese. Non sono dialetti: sono lingue romanze derivate dal latino. L'Algherese è una forma di catalano-aragonese, ed a Carloforte e Calasetta si parla il pegliese del 1600 (lunga e affascinantissima storia). Per saperne di più ci sono i miei siti ed i libri, l'ultimo dei quali " Sardegna, ascesi ai saperi di un tempo" è un mix d'antropologia culturale, archeo-astronomia, archeologia e itinerari (non si legge in due minuti..!)

Caterno Cesare Bettini

 
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